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Il
sigillo nella storia
E'
probabile che settemila anni fa, nella lontana Mesopotamia un uomo abbia
osservato sulle rive del fiume le impronte lasciate dalle zampine di uccelli
sulla melma e abbia intuito la possibilità di lasciare anch'egli un segno
che lo identificasse, ricorrendo a tecniche simili. Siamo ancora lontani
dall'uso della scrittura e imprimere graffiti o ideogrammi sull'argilla
diventa un modo tutto nuovo e personale di comunicazione. Sulla base delle
attuali conoscenze, del resto in continua evoluzione a causa di sempre
nuove scoperte archeologiche, il sigillo nasce con la società neolitica
nel VI o forse già nel VII millennio a.C. e accompagna l'uomo sino ai
nostri giorni, come segno di identificazione di persone e cose. E' nel
vicino oriente, nell'area che si estende dall'Anatolia all'Iran, che compaiono
le prime matrici, usate probabilmente per improntare a scopo decorativo
il vasellame ma subito adottate come contrassegno di riconoscimento e
identificazione su manufatti di vario genere. Gli studi condotti in particolare
dall'archeologa italiana Enrica Fiandra sulle cretulae (nuclei di argilla
impressi con una matrice, posti su contenitori di merci, porte di magazzini
e in genere ove fosse richiesta una garanzia e la cui apertura poteva
essere fatta o controllata solo dall'autorità detentrice della matrice)
hanno evidenziato l'importanza del sigillo nella storia dell'amministrazione
nelle antiche civiltà del Medio Oriente. Nel calcolitico, con una datazione
variabile dal 4500 al 3500 a.C., nella bassa Mesootamia e nei territori
circostanti sono diffusi sigilli a stampo di forma quadrangolare o rotondeggiante,
in legno, pietra, osso con incisi motivi geometrici o zoomorfi. Verso
la fine del IV millennio con la comparsa di una popolazione nuova, i Sumeri,
nella fase archeologica della rivoluzione urbana, appaiono anche i primi
sigilli di forma cilindrica che impressi sull'argilla fresca per srotolamento
sviluppano un'impronta rettangolare la cui lunghezza è determinata dalla
circonferenza del cilindro, generalmente forato lungo l'asse longitudinale
per incorporarvi una staffa che ne permetta lo scorrimento sul supporto
da imprimere. Questo tipo di sigillo si diffonde per oltre duemila anni
caratterizzando i più importanti siti archeologici dell'Anatolia, Siria,
Palestina e Iran.
Tratto
dagli apparati critici del catalogo del Museo del Sigillo
Testo di Luigi Bonanni
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